Orecchiette in Nepal e pizzica in Siria: la storia di Vincenza, una salentina cittadina del mondo

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salentina cittadina del mondo

Sono dieci anni che Vincenza vive lontana dal Salento: prima Milano per studiare ed ora nei paesi del mondo in cui lavora come operatrice umanitaria. Si autodefinisce una “cittadina del mondo” con origini ben salde nel territorio in cui è cresciuta, origini che riemergono inevitabilmente nel suo modo di vedere e vivere il mondo.

Salentina cittadina del mondo

Le tradizioni e i rituali fanno parte di me, e non perdo occasione di farle conoscere nei miei viaggi: ricordo ancora di aver fatto ballare la pizzica in Siria e il corso di orecchiette organizzato in Nepal. In quell’occasione, in particolare, ho tradotto il termine “orecchiette” in inglese come “little ear” , facendo nascere così una leggenda burlosa per cui “nel sud italia si mangiano le piccole orecchie”.


Scherzi a parte ciò che mi porto dentro della mia terra è l’essere passionale e carnale, nei rapporti umani e nel modo di approcciarmi alla realtà che mi circonda

Dieci anni via dal Salento, un bilancio

Scappata dalla profonda provincia subito dopo un primo ciclo di studi universitari, adesso che ne ha più di trenta è il momento di un piccolo bilancio.

Rifarei tutto, andrei via nuovamente per cercare la mia strada altrove, lontana da un territorio in cui il processo di emancipazione è molto lento. Ho tutta la mia famiglia a San Vito dei Normanni ( città natale ndr) e mi dicono che molte cose adesso sono cambiate.

Ma ogni volta che ci ritorno per vacanza ritrovo ancora alcuni retaggi culturali difficili da scalfire: penso ad esempio a temi quali il lavoro, il ruolo della donna e il modo di vivere le relazioni d’amore.


Restare o andare via

Rimanere in salento è una scelta, e pertanto nè giusta nè sbagliata. Io personalmente riconosco di non aver avuto la pazienza e il coraggio di lavorare sul territorio come hanno fatto molti miei amici che sono rimasti e si sono inventati un lavoro grazie alle loro innovative idee imprenditoriali.

Credo, però, che chi è andato via e poi ritornato sia stato doppiamente coraggioso.

In generale, comunque, non mi sento nè di demonizzare nè di santificare chi ha scelto di rimanere o andare via: ciò che importa davvero è trovare la propria dimensione, il proprio equilibrio in un contesto in cui poter trovare il proprio valore. E questo può accadere in Nepal come a Trepuzzi.