volevo una vita ordinata

volevo una vita ordinata, e poi arrivò la Vita

Questo Natale, la mia migliore amica mi ha regalato un piatto a scomparti, di quelli che ci puoi mettere tre pietanze diverse senza che nessuna delle tre si mescoli all’altra, lasciando a te la scelta di come abbinarle direttamente sul palato.

Per me non è solo una stoviglia in ceramica, e questo la mia amica lo sa bene, ed è per questo che ci sto qui a scrivere.  Oltre a rappresentare un remoto ricordo d’infanzia, è soprattutto un simbolo del come mi piace mangiare e vivere: con ordine.

Così come odio quando il condimento dell’insalata va a finire sulle patatine fritte o sulla costata appena levata dalla brace, mi disorientano e disarmano le situazioni in cui attività diverse si intrecciano e si confondono. Ho sempre avuto molte difficoltà a frequentare colleghi al di fuori dal lavoro, così come non ho mai amato lavorare con persone a me molto vicine, a cominciare da mio marito. La  vita che volevo è sempre stata idealmente divisa negli stessi tre scomparti di quel piatto.

Alla famiglia riservo lo spazio più grande, poi il lavoro, quello che soddisfa il cronico bisogno di riconoscimento e indipendenza, ed accanto a questo rimane un angolo per me, le mie passioni e le paure che in un modo nell’altro continuano a farmi sentire viva.

C’è stato un tempo in cui le premesse che questo piatto riuscisse bene c’erano tutte e poi…. è arrivata la Vita che prima mi ha accompagnato per mano nella felicità e poi ha tentato di togliermela con una zampata. Mi ha preso per i piedi e mi ha trascinato di qua e di là a seconda delle giornate, delle ore, e dei mesi. Mi ha sbattuto contro muri di spine asciungandomi sempre le lacrime con un fazzoletto profumato. È entrata con un piede di porco nella cappella della mia anima e ha messo tutto in disordine, facendo saltare ponti e scialuppe di salvataggio. Famiglia, lavoro e me stessa non avevano più argini di contenimento e tutto è andato a confluire in tutto.

È stato così che ho scoperto che è inutile perdere tempo a stabilire l’ordine nella Vita; conviene abituarsi in fretta l’arte del surfare sopra la confusione e il caos che la dominano, dandosi delle regole non per evitare che ciò accada ma per rimanere in piedi nonostante le onde e non perdere la rotta.

A me è costata e costa tuttora una fatica immensa salire su quel surf e non so ancora se ce la farò a surfare. Ma almeno non sto smettendo di provarci.

 

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