legumi del salento

legumi del salento nella grande distribuzione: la sfida è aperta

È  possibile immaginare, insieme, un futuro in cui i legumi del salento possano trovare spazio negli scaffali dei supermercati e nei canali della grande distribuzione?

La risposta potrebbe essere ” si, però” , e l’occasione per parlarne pubblicamente è stata la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di “Legumi in festa”, manifestazione che proprio in questi giorni celebra la tradizione gastronomica salentina promuovendo allo stesso tempo la produzione e il consumo di legumi e tutti gli alimenti fondamentali per la dieta mediterranea.

Parlando di legumi del salento, mi riferisco in particolar modo a quella serie di varietà antiche riconosciute dal ministero dell’agricoltura come  Prodotti Agroalimentari Tradizionali , come la fava e il pisello nano di zollino, il cece di Nardò, il pisello riccio di Sannicola, quello secco di Vitigliano e il cece nero di Muro Leccese.

Stando al convincente entusiamso con cui Roberto Fatano, amministratore di Interfrutta s.p.a, ha esposto la sua tesi ci sarebbero tanti fattori che giocherebbero a favore di una buona riuscita di questa operazione:

  • la grande distribuzione è in cerca di prodotti specifici territoriali di qualità da inserire sui propri scaffali;
  • la domanda di tali prodotti si fa sempre più insistente, in quanto il consumatore medio è sempre più sensibile ai temi della qualità e della sicurezza alimentare;
  • il valore nominale del prodotto tipico è già di per sè il doppio di qualsiasi altro prodotto della stessa categoria presente sul mercato. Se poi alla denominazione di “prodotto tipico” si aggiunge una lavorazione del tutto naturale senza l’utilizzo di chimica, tale valore quadruplica.

Sembrerebbe, quindi, il momento perfetto per un’invasione di mercato coi fiocchi però, i dubbi sono altrettanto pragmatici quanto le certezze:

  • i produttori di legumi del salento sono pronti ad affrontare in termini quantitativi ( preservando la qualità) un incremento della produzione tale da soddisfare la domanda e i tempi della grande distribuzione?
  • il prezzo con cui il prodotto arriverà sul mercato garantirà un reddito al produttore o seguirà la legge del più forte?

A confermare questi miei dubbi ci ha pensato l’agronomo Antonio Stea , per cui creare il processo per rendere i legumi del salento in grado di affrontare la filiera lunga è lungo e laborioso. Per iniziare prima di ogni cosa è necessario lavorare sulla creazione di una struttura produttiva che faccia “sistema”, che abbia una visione di comunità in grado di aggredire il mercato. Altro punto di riflessione è la necessità di introdurre strumenti innovativi in grado di sviluppare nuovi e più redditizi processi produttivi.

La sfida non è da poco ma potrebbe veramente segnare un cambio di passo per le tante persone che in salento stanno scommettendo sull’agricoltura come i soci di Verdesalis, associazione di promozione sociale con sede a Nardò che ha a cuore le progettualità e la valorizzazione dell’agricoltura naturale.

La seconda edizione di “Legumi in festa!” , in programma a Nardò il 26,28 e 29 ottobre 2017, è dedicata proprio al Cece di Nardò, antica varietà locale neretina gelosamente custodita e riprodotta da Verdesalis, organizzatrice dell’evento. Questo prodotto è stato da poco inserito nell’Elenco Ministeriale dei P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), riconoscimento ottenuto grazie al lavoro dello scrittore e giornalista enogastronomico Massimo Vaglio.

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