salento terra da gustare: cucina crudista

quattro cose che ho imparato dalla cucina crudista

Prima del corso di cucina crudista a cui ho partecipato curato dai ragazzi de “Il tempo di Momo” per me la questione era estremamente semplice: cucina crudista=l’arte di preparare manicaretti nella semplicità delle materie prima senza l’utilizzo dei fornelli. Ho dovuto, quindi, ammettere la mia completa ignoranza quando, man mano che ci si addentrava nel discorso, ho capito che il crudismo prima di essere un metodo di “cucina”, è una filosofia di vita e una scelta tout court, e come tutte le scelte così drastiche meta di critiche curiosità e dubbi.

Per me, che riconosco e mi riconosco nel valore culturale della cucina, intesa come spazio abitativo, come momento di famiglia, come insieme di profumi e sapori, tradizioni e come uno dei piaceri della vita, al solo pensare ad una casa senza fornelli mi si incupisce il cuore e spunta un punto interrogativo sulla testa come i cartoni animati giapponesi.

Ascoltando le parole e l’esperienza di Andrea – crudista da 15 anni – , però, lo shock iniziale ha lasciato spazio alla curiosità di capire meglio come e perchè.

Come: il crudista si attiene ad una piramide alimentare che ha alla base il consumo di frutta,  fonte di zuccheri semplici e minime quantità di grassi e proteine, e verdure con le loro fibre necessarie al nostro intestino. Salendo un pò più in su si trovano i cereali e legumi germogliati ed infine i semi. Tutte queste materie prima sono sempre trattate ad una temperatura che non supera i 40° e invece di infornare, friggere o bollire, i processi di lavorazione sono l’essiccazione, la macerazione, la fermentazione e l’estrazione. Ovviamente, trattandosi di alimenti alla stato naturale, diviene di fondamentale importanza la qualità e la sicurezza alimentare delle materie prime.

Perchè: per ottenere il massimo assorbimento di tutte le proprietà nutrizionali del cibo che si consuma, per una più facile digestione e per rimettersi in contatto con la natura, nutrendosi come faceva l’uomo prima di scoprire il fuoco.

Così, mentre osservavo Andrea in cerca di segni di malessere di qualunque genere – tipo mancanza di ferro o deperimento generale – ( che non ho trovato anzi …), mentre assaggiavo per la prima volta i germogli di lenticchia e di grano, sorseggiavo un rinfrescante estratto di melone e vedevo comporsi davanti ai miei occhi un tortino salato multistrato impensabile fino a due ore prima, ho maturato quattro buone prassi del movimento crudista utili a tutti, in qualunque modo ci alimentiamo:

  1. rispettare la stagionalità dei prodotti: non credere, per esempio, che siccome le melanzane ci sono sempre dal fruttivendolo, naturalmente queste crescono durante tutti i mesi dell’anno. Consumare i prodotti di stagioni significa quindi rispettare il ciclo naturale della piante.
  2. conoscere e avere rispetto delle materie prime: se si rispetta la stagionialità, di conseguenza, si imparano a conoscere le materie prime da utilizzare, si dà peso alla loro qualità e provenienza, in un’ottica di rispetto della natura e della biodiversità in cui siamo immersi.
  3. l’importanza di ascoltare il proprio organismo: ovvero imparare a seguire i suoi tempi, le sue necessità e come fornire ciò di cui ha bisogno senza sovraffaticarlo.
  4. la fantasia in cucina non ha limiti: come fino a quel momento l’idea di un tortino commestibile completamente crudo era idea impensabile, chissà quante altre possibilità esistono per abbinare bontà e salute semplicemente seguendo la fantasia.
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