come cucinare le fave secche

come cucinare le fave secche : la ricetta delle fave nette alla salentina

Oltre ai soliti legumi strausati (piselli, ceci, fagioli e lenticchie), ne esistono tantissimi altri altrettanto buoni e altrettanto ricchi di proprietà nutritive.  Nel salento le fave “nette”, cioè sgusciate, in un’antichissima ricetta della nostra tradizione. Ecco, quindi, come cucinare le fave secche “nette” con una ricetta facile e veloce:

Ingredienti:

fave nette ( fave bianche sgusciate),

cipolla,

pomodoro pelato,

olio EVO,

acqua,

sale.

Come cucinare le fave secche

Mettere le fave in una ciotola, coprirle con abbondante acqua e lasciarle in ammollo (a bagno)  per almeno 12 ore. In genere si mettono a bagno la sera del giorno prima della cottura.

Scolare le fave dall’acqua in cui sono state in ammollo, trasferirle in una pentola tradizionalmente di coccio ma va bene anche una in acciaio, aggiungere la cipolla tagliata a pezzetti, un pomodoro pelato a pezzetti, coprire con acqua calda e regolare di sale. Cuocere a fuoco moderato per almeno un’ora, fino a quando non si saranno ammorbidite, tenendo da parte dell’acqua calda da aggiungere se l’acqua di cottura dovesse asciugarsi troppo. Durante la cottura togliere la schiuma che si andrà a formare. Le fave sono già buone ma a piacere si possono frullare con un frullatore ad immersione ottenendo la purea. Le fave si mangiano tradizionalmente accompagnate da delle fette di pane raffermo spennellate d’olio evo e passate qualche secondo in forno per renderle croccanti, oppure da dei pezzetti di pane raffermo passati in dell’olio evo e cotti velocemente in una padella antiaderente per renderli croccanti oltre che irrorate con del buon olio extra vergine d’oliva.

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2 pensieri su “come cucinare le fave secche : la ricetta delle fave nette alla salentina”

  1. Le fave di cui si parla sono quelle sgusciate, in gergo “fave nette”, giacché secche sono pure quelle col guscio marrone.
    È una brutalità fare la purea con il frullatore; le fave devono esser rotte immergendo un mestolo di legno con manico rotondo, tenendolo verticale fra le palme delle due mani e facendolo ruotare velocemente in un senso e nell’altro; si ottiene una purea in cui restano apprezzabili anche dei pezzettini di fave.
    Inoltre si mangiano tradizionalmente con un bel ciuffo di erbette di campo e, per finire, si condiscono nel piatto con olio buono, non necessariamente extravergine (potrebbe essere troppo invadente)

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